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martedì 14 novembre 2017

DA WOODSTOCK AGLI INCONSOLABILI -Un salotto popolare per un salto senza rete di sicurezza tra i Sessantottini e chi è venuto dopo

(Cliccare qui per conoscere i contenuti dell'iniziativa)

Il 24 novembre 2017 alle ore 16,30 presso il Circolo ACLI “Carrara” di Voltri (via G. Buffa,15) - Saluti di  MARCO DURANTE Presidente Circolo ACLI - MARISA CARLA GHIGLIOTTI Curatrice eventi  
Partecipano PAOLA BORDILLI  Assessore Turismo del Comune di Genova
MAURO AVVENENTE Consigliere Comune di Genova 
MARIA ROSA MORLÈ  Assessore ai Servizi Sociali Municipio VII Ponente
Interventi di DIONISIO DI FRANCESCANTONIO Scrittore -SERGIO MASSONE Docente e saggista
LEYLA ZILIOTTO Autrice di Mia madre mi odia - MARINA BIFFINO Psicologa - ENRICO CANEPA Pedagogista - MARIA PIA GIARDINO Associazione A.C.A.P
Modera: MIRIAM PASTORINO, “Voltar Pagina” 
(Cliccare per conoscere i contenuti)

domenica 9 dicembre 2012

DIVORZIO A SESSANT’ANNI: L’ULTIMA FRONTIERA DEL MALESSERE, di Miriam Pastorino

Articolo del marzo 2010
Ora che anche i sessantenni fin qui sopravvissuti a tutte le crisi matrimoniali hanno cominciato a scoprire “l’ineguagliabile fascino” della separazione e del divorzio, c’è da scommettere che i magazine e i salotti televisivi, se ancora non lo hanno fatto, cominceranno a celebrare, assieme all’ultima conquista sociale, l’abbattimento dell’ostacolo residuo che ancora ci separa dalla totale libertà individuale. D’altra parte, visto che la chirurgia plastica e la scienza ci sorreggono, che male dovrebbe esserci a voltare le spalle all’incubo della decadenza fisica e mentale per riaprire la porta ai sogni e regalarsi l’occasione di vivere un’altra “fantastica emozione”? Ed è così che, sotto l'influsso dei media più progressisti, nuove delusioni più cocenti e devastanti appaiono destinate ad affermarsi tra noi assieme a un penoso senso del ridicolo. (cliccare per continuare a leggere)

martedì 18 settembre 2012

L’ULTIMO MACELLAIO DI SOZIGLIA, di Miriam Pastorino

Fino agli anni settanta più di millequattrocento macellerie erano distribuite su tutto il territorio di Genova. La sobria eleganza dei marmi pregiati che costituivano la base del loro arredo era un elemento immancabile del paesaggio urbano e solo la loro facile accessibilità faceva perdere di vista il privilegio comune a tutti di disporre di un servizio di così alta qualità.
Storicamente, la scuola dei macellai genovesi era universalmente conosciuta come una delle migliori d’Italia. Circostanza, questa, assai rilevante se si pensa che la sapiente lavorazione
della carne influenza direttamente la tradizione culinaria e di conseguenza educa il gusto ed eleva la qualità della vita. Purtroppo, di questo valore ci siamo resi conto troppo tardi: solo quando quest’arte è apparsa avviata verso un inesorabile tramonto è scattato il rimpianto e l’affannosa ricerca delle sue espressioni superstiti; come testimonia la folta schiera dei clienti che popolano il negozio di Piero, uno degli ultimi, se non forse l’ultimo maestro macellaio della nostra città. Si tratta di genovesi provenienti da tutti i quartieri della città ma anche abitanti dell’entroterra e delle riviere, milanesi e altri lombardi disposti ad attendere per ore il loro turno nello storico negozio di vico Macelli di Soziglia. (cliccare per continuare a leggere)

sabato 29 agosto 2009

L’IMPOSTURA DELLA POP ART, di Miriam Pastorino

 Articolo apparso su vari siti nel gennaio 2011, risultato per lungo tempo al vertice delle classifiche dei più letti di Toqueville      
(immagine tratta da internet)
                                                             
Nel campo dell’arte, come in tutti gli altri settori, sarebbe tempo di impegnarsi seriamente per liberarci dagli equivoci e dalle imposture, anzi dai veri propri macigni che, da troppi anni, tagliano la strada a chi è dotato di vero talento, depauperano di bellezza la nostra civiltà e fanno perdere la bussola al popolo mostrandogli immagini capaci solo di degradare l’umanità e di confondere la percezione della differenza che esiste tra armonia e dissonanza, tra bellezza e deformità.
Considerata la paccottiglia che dilaga da decenni si deve pensare a un lavoro enorme; ma vale la pena perdere altro tempo prezioso per discettare sul nulla o, ancor peggio, per rovistare nella spazzatura? Per fare chiarezza e chiudere il conto con un passato fatto di troppe brutture e nefandezze ritengo che basterebbero pochi saggi di facile lettura, a prezzo contenuto e adeguatamente veicolati. Uno potrebbe essere dedicato allo smascheramento della pop art e del personaggio Andy Warhol, che del pop fu e resta il massimo rappresentante. (cliccare per continuare a leggere)

mercoledì 2 luglio 2008

IN VIAGGIO VERSO IL NULLA VESTITI DA PAGLIACCIO, di Miriam Pastorino

(immagine tratta da internet)
L'immagine a fianco è tratta da internet

Si ripropone questo articolo apparso su alcune riviste culturali nell'ormai lontano 1994.

Anni fa, intorno ai primi anni Ottanta, arrivarono due mode che si autodefinivano “alternative” ma che venivano veicolate in grande stile dalla pubblicità e dai canali più convenzionali attraverso i quali, da quasi un secolo, viaggia la moda: le riviste femminili. Erano la moda del “pagliaccio” e quella del “finto proletario”.
Seguendo il diktat che tali mode imponevano, molti giovani, in tutto l’Occidente, accettarono di insaccarsi in pantaloni sgargianti e informi e in camicie di taglia sproporzionata per assomigliare al più classico dei clown o d'indossare le rozze salopette degli schiavi neri delle piantagioni degli stati dell’America del Sud, oppure gli spinosi maglioni dei pecorai delle Highlands, le rigide e poco confortevoli incerate dei marinai di Brest, le tute disseminate di tasche porta attrezzi dei carpentieri e dei portuali. Tutti questi abiti, o meglio, questi costumi, erano rigorosamente unisex, ossia adatti sia agli uomini che alle donne. (cliccare per continuare a leggere)